Sunday, December 18, 2011

Joan Miró - Constellation

ALIMENTAZIONE NATURALE? Ecco che cosa è in realtà il cibo dell’Uomo


L’Uomo non ha trovato sulla Terra il suo cibo perfetto, tipico. Quindi, in senso biologico, il suo cibo "naturale" non esiste.
Per sopravvivere, ha dovuto scegliere ogni giorno per millenni che cosa mangiare, per prove ed errori, districandosi tra vegetali indigesti, antinutritivi, tossici, perfino cancerogeni. Le piante, infatti, non sono state "create per fare da cibo all’Uomo", tant’è vero che sintetizzano migliaia di veleni per difendersi dai raggi solari e dai predatori, Uomo compreso.
Altro che "piante amiche". Ancor più degli animali "feroci", le piante hanno selezionato la specie umana in modo severo, come ha detto l’oncologo Della Porta. Ancor oggi gli epidemiologi, da Peto e Doll in giù, attribuiscono al cibo almeno il 30-50 per cento di tutte le morti per tumori.
E’ un fatto, comunque, che nella Storia hanno sempre prevalso le civiltà in cui si mangiava meglio, perché l’Uomo aveva avuto l’intelligenza o la fortuna di insediarsi nei territori più fertili, praticando una dieta nutrizionalmente più completa e tossicologicamente meno rischiosa.
L’alimentazione naturale, perciò, non vuol dire che "deriva dalla Natura",
come ho specificato già nella prima edizione del libro L’Alimentazione Naturale (1980), che per la prima volta riportava nel titolo questa espressione simbolica che poi avrebbe avuto fortuna. Tutto, infatti, deriva dalla Natura.
Significa invece che è la più "naturale per l’Uomo", la più adatta alla specie, nel senso che è la meno dannosa o la più protettiva, e perciò è la più sana.
E’ il regime alimentare di lungo periodo che l’Uomo, pur con differenze tra popolo e popolo, ha selezionato per sé come il migliore. Dunque, ha un significato antropologico e storico. Ma ora, grazie alla moderna Scienza biologica, ha anche un significato nutrizionale, tossicologico e preventivo.
Così, l’antico e il moderno si ritrovano. La Tradizione e la Scienza sperimentale si sorreggono.
Il cibo, insomma, è la più grande opera dell’Uomo. Il cavolo selvatico, Brassica sylvestris, è una insignificante piantina legnosa dalle foglioline immangiabili. La mela selvatica è piccola, dura, aspra, ricca di sostanze tossiche e indigesta. I broccoli, le zucchine, il grano, i legumi, i frutti, e anche i cibi animali, così come noi li abbiamo sempre mangiati, non esistono in Natura. Migliaia di anni fa, li abbiamo selezionati, migliorati, incrociati, geneticamente modificati, ingrossati, ingentiliti, dolcificati, resi finalmente mangiabili, a partire da vegetali molto diversi da quelli attuali. Sono in realtà una creazione umana. Furono i grandi agronomi etruschi, per esempio, a creare con la selezione genetica il cavolo-broccolo. In Italia, altro esempio, l'ultimo prodotto dell'ingegneria genetica è il piccolo "pomodoro di Pachino", creato pochi anni fa, che tutti già ora considerano "tipico", addirittura "tradizionale". Solo le fragole di bosco e forse le more di rovo sono rimaste le stesse. Come gli animali selvatici e gran parte dei pesci.
Per i cibi animali, infatti, si pongono problemi analoghi: la carne del gigantesco e aggressivo bue antico, Bos primigenius, ammesso che si fosse riusciti a catturarlo, era fibrosa e immangiabile. Perfino in epoca storica nell’antica Roma la carne del piccolo bovino allevato per il lavoro, il domestico Bos taurus (quello "da carne" praticamente non esisteva), era così tigliosa che neanche i servi la volevano, e bisognava prima bollirla e poi arrostirla. Solo i pesci non di allevamento si sono mantenuti più o meno uguali, a parte le specie artificialmente introdotte dall'Uomo.
L’intera alimentazione, insomma, è la più alta invenzione antropologica, frutto dell’intelligenza agronomica e degli allevamenti degli Antichi. E’ paradossale che l'alimentazione naturale sia costituita in realtà da tutti alimenti "artificiali". Da quando esiste l'agricoltura.
L’Uomo, quindi, sapientemente ha tratto dalla Natura, con l’intuito, lo spirito d’osservazione e l’agricoltura degli Antichi, e ora con l’avallo della moderna Scienza sperimentale, un regime alimentare che ha permesso la propria vita e le grandi Civiltà. Grazie al cibo che la Natura non ci dava, oppure offriva in minime quantità e per brevissimi periodi dell’anno, ma che l’Uomo ha trovato, modificato, moltiplicato e reso disponibile per tutti e per tutto l’anno, abbiamo fatto figli, creato le famiglie, le tribù, la società, le città, gli Stati, il Colosseo, il diritto romano, le piramidi, le cattedrali gotiche, la Scienza, la Musica, la Cultura, la Storia.
Altro che le erbe e le bacche spontanee dei boschi che durano lo spazio di qualche giorno. Se fossimo rimasti a quelle saremmo ancora poche migliaia su tutta la Terra, rozzi, poco intelligenti e ignoranti, e penseremmo tutto il giorno, tutta la nostra vita, soltanto a cercare il cibo. Non avremmo società, scrittura, cultura.
"Naturale", dunque, è il cibo che si è dimostrato nei millenni più naturale per l’Uomo, più adatto alla sua vita, al suo sviluppo e alla sua intelligenza, in questo senso più sano. Perciò è cibo "elettivo", che l’Uomo ha scelto (dal latino eligere = scegliere). "Sano e naturale", grazie al fatto – come sappiamo oggi – che nel lungo periodo il bilancio tra sostanze protettive e sostanze dannose presenti negli alimenti, ha necessariamente visto prevalere le prime. Altrimenti saremmo tutti scomparsi.
E come deve essere, com'è, questo cibo "naturale" per l'Uomo? La Scienza biologica e la medicina hanno dimostrato, negli ultimi 30 anni, che gli Antichi avevano ragione: il cibo più sano, perché più ricco, è quello più completo, più integro, più semplice, il meno trasformato, il meno raffinato, il più vicino alle forme originarie, il più igienico, ed anche il più vario. Ebbene, questo cibo così selezionato, pur con i veleni e gli antinutrienti che contiene (molti dei quali – ecco la rivincita dell’intelligenza dell’Uomo – dotati di proprietà preventive e terapeutiche, come ha scoperto la medicina), è il più naturale per l’Uomo. Perché il cibo migliore è quello che cura (oggi si dice "riduce i rischi"). Proprio come aveva intuito Ippocrate, fondatore della medicina scientifica.



Nico Valerio

Fonte

"Eat to Live" - La dieta Fuhrman

Stefano "Fox_Mulder" Esposito


Il piano dietetico del dottor Joel Fuhrman affonda le radici in una semplice ma fondamentale formula, che tiene conto della densità di nutrienti dei cibi e dell'intera alimentazione. Il suo lavoro è frutto di migliaia di studi scientifici condotti sul rapporto tra cibi e salute umana:

H = N/C, cioè Health = Nutrient/Calorie

che possiamo tradurre in una massima: “La salute dipende dal rapporto tra l'assunzione di nutrienti e quella di calorie.”

Ogni cibo infatti apporta una certa quantità di nutrienti e di calorie. Queste ultime sono fornite dai 3 macronutrienti, cioè proteine, carboidrati e grassi. I micronutrienti invece sono sostanze prive (o comunque con poche tracce) di calorie, (vitamine, fibre, minerali e sostanze fitochimiche, acqua).

Fuhrman afferma che “la chiave per una perdita di peso stabile è consumare cibi che presentano un'alta proporzione di nutrienti rispetto alle calorie”, e questa regola va dunque applicata a qualsiasi categoria e tipo di cibo. Nel libro fornisce una classifica dei cibi in base al contenuto di sostanze fitochimiche, antiossidanti vitamine e minerali. Al primo posto con un punteggio di 100 vi sono le verdure crude a foglia verde (lattuga romana, spinaci, cardo svizzero, etc), seguiti dagli altri cibi vegetali. Con un punteggio di 15 troviamo il pesce, a 3 punti i formaggi, a 2 i cereali raffinati, a 1 gli oli, a 0 i dolciumi.

Sfruttando questa regola è possibile ottenere altri importanti vantaggi oltre ad una perdita di peso, ed è questa la caratteristica che differenzia la maggior parte dei piani dietetici basati su un alto consumo di grassi e/o proteine (Atkins, Zona, Weight Watcher, etc...), da quelli come il piano di Fuhrman e di altri medici (McDougall, Ornish, Barnard, etc) , che sono basati su un consumo predominante di cibi vegetali e carboidrati non raffinati. D'ora in avanti li chiameremo “plant-based diet”, diete basate sui cibi vegetali.
I piani dietetici basati su un alto consumo di proteine e grassi (pur essendo efficaci a far perdere peso anche velocemente nel breve periodo) sono fortemente nocivi per la salute, mentre le plant-based diet permettono non solo di perdere peso in modo naturale, ma soprattutto di prevenire e di curare le più diffuse e mortali malattie.

Lo scopo di questo articolo non è però di affrontare questo tema, che è ampiamente trattato sia sul sito della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, sia direttamente sul libro di Fuhrman, “Eat to Live: The revolutionary formula for fast and sustained weight loss”, di cui riassumo brevemente il contenuto.

Nei primi 4 capitoli Fuhrman presenta una panoramica molto completa sulla nutrizione umana e il modo in cui l'alimentazione influenza la nostra salute. Le sue conclusioni sono supportate da una solida base scientifica e corredate di utili grafici che aiutano il lettore ad interpretarne meglio i risultati.

Nel capitolo 5 discute tre famose diete commerciali (la dieta Atkins, la dieta a Zona e la dieta del gruppo sanguigno) e procede in modo scientifico mettendone in luce i lati negativi, ed evidenziandone l'infondatezza e le nefaste conseguenze per la salute, oltre a spiegare perchè a lungo termine non funzionano.

Nel capitolo 6 Fuhrman spiega in che modo il suo piano dietetico basato sul consumo di cibi ad alta densità di nutrienti aiuta a perdere peso, oltre ad affrontare alcuni fondamentali argomenti relativi ai macronutrienti, e cioè carboidrati, grassi e proteine.

Nel capitolo 7 presenta i dati più aggiornati che la ricerca medica offre per dimostrare in che modo ciò che mangiamo influenza la nostra salute, e può aiutare tutti a curare e soprattuto prevenire malattie come quelle cardiovascolari, il diabete di tipo 2, l’emicrania, i tumori, l'osteoporosi e alcune malattie autoimmuni.

Durante tutta la lettura troverete brevi storie di pazienti che grazie ai suoi consigli sono stati in grado, dopo anni di trattamenti farmacologici, di risolvere i propri problemi eliminando tutti i farmaci e quindi liberando il proprio corpo (e il portafogli...) da tutti gli effetti collaterali che ogni farmaco inevitabilmente presenta.

Il testo è completo e di facile lettura, e mette in luce l'eccellente competenza che distingue uno dei maggiori esperti mondiali di medicina preventiva basata su un approccio che sfrutta le più recenti scoperte nel campo della nutrizione superiore.

L'ultimo capito è quello che ci interessa più da vicino, in cui Fuhrman trasforma in pratica tutti gli insegnamenti del libro, delineando il suo piano dietetico e dividendolo in due momenti.

Il piano di 6 settimane

Il piano di 6 settimane ha diverse funzioni e rappresenta la prima fase, quella più rigida, che Fuhrman definisce un approccio nutrizionale “aggressivo”. E' dedicato infatti soprattuto a chi deve perdere molto peso e normalizzare i valori di colesterolo, pressione, insulina, etc.

1) permette alla persona di cambiare almeno in parte il proprio gusto. Sono in genere sufficienti un paio di settimane per cambiare le proprie percezioni nei confronti di sapori forti come il salato o il dolce. 6 settimane permetteranno quindi di diventare più sensibili ai sapori sottili dei cibi al loro stato naturale, cosa che non siamo in grado di apprezzare a causa dell'abitudine a consumare cibi raffinati e aromatizzati artificialmente.

2) un altro vantaggio legato al primo punto riguarda le cosiddette “dipendenze” da determinati cibi.
Esiste infatti una spiegazione "chimica" al fatto che la maggior parte delle persone trova difficile liberarsi dal consumo di prodotti come i formaggi, i cibi dolci e zuccherati, la carne, il cioccolato, etc. Ricerche condotte in questo campo sembrano aver scoperto che alcuni cibi sono in grado di stimolare esattamente quelle parti del cervello che rispondono a sostanze come eroina, cocaina, alcool, nicotina e tutte le droghe. Sia i cibi che altri stimolanti hanno ugualmente effetto su un particolare centro del piacere causando un rilascio di dopamina, una sostanza rilasciata dal cervello per dare sensazione di piacere. Ecco perchè alcuni cibi sono cosi attraenti, e creano una vera e propria dipendenza.
Queste interessanti ricerche hanno aperto nuovi campi nella lotta all'obesità, e chi fosse interessato può approfondire l'argomento leggendo il libro di Neal Barnard, presidente dell'associazione non-profit “Physicians Committee for Responsible Medicine”, composta da medici e professionisti per supportare la medicina preventiva attraverso una corretta alimentazione.
Il titolo del libro è “Breaking the Food Seduction: The Hidden Reasons Behind Food Cravings—and Seven Steps to End Them Naturally”

Ciò che ci interessa è la possibilità di sconfiggere l'attrazione di questi cibi attraverso una plant-based diet come quella proposta da Fuhrman.

3) Abbiamo detto che 6 settimane permettono al corpo di liberarsi delle cattive abitudini e delle dipendenze. I primi giorni spesso sono accompagnati da sintomi particolari che possono comprendere ansietà, depressione ed emicranie, e che accompagnano un percorso di disintossicazione. Il piano dietetico di 6 settimane è sufficiente per far sparire i sintomi legati a questo processo.

Veniamo ora alla pratica. Il piano prevede il consumo libero di alcune categorie di cibi, mentre vanno limitati altri cibi. Vediamoli nel dettaglio:

Verdura cruda

Le verdure crude hanno un effetto calorico minimo, poiché racchiudono in grossi volumi un elevato contenuto di fibre e acqua che abbattono la densità calorica e accelerano il transito intestinale, facilitando così la perdita di peso. Inoltre sono una miniera di antiossidanti, sostanze fitochimiche, vitamine e minerali, e in tutti gli studi il loro consumo quotidiano è associato a grandi benefici per la salute umana e la prevenzione delle malattie.
Possono essere consumate in quantità illimitate, con un minimo di circa 500g di verdure al giorno che contiene poco più di 100 calorie.
Ciò vuol dire che l'insalata mista deve costituire il piatto principale, e preferibilmente le verdure crude vanno consumati ad inizio pasto, in modo da concorrere al senso di sazietà ed evitare di mangiare cibi troppo calorici nel corso del pasto.

C'è un'enorme varietà di verdure, a seconda delle stagioni e del colore. Mangiate seguendo le proprie preferenze e cercando di consumare verdure di tutti i colori, in quanto ogni gruppo ha particolari proprietà. Tra le verdure si includono le lattughe, spinaci baby, peperoni, pomodori, cetrioli, carote, germogli, cipolle, etc.

Verdura cotta

Per questo gruppo valgono le considerazioni precedenti, sia in merito alla quantità da consumare (minimo 500gr senza limiti) che alle proprietà. La verdura cruda si presta facilmente ad una grande varietà di ricette, per cui potrete mettere in moto la fantasia.
Vale la stessa regola per la varietà. Potete scegliere tra broccoli, carciofi, spinaci, asparagi, zucchini, cavolo, cavoletti di bruxelles, scarola, melanzane, peperoni, etc. Per un elenco più completo di verdure da consumare sia crude che cotte potete visitare questa pagina.

Legumi

I legumi sono di uno dei cibi più perfetti al mondo. Ricchi di proteine, minerali, grassi polinsaturi, carboidrati complessi e fibre, hanno un basso indice glicemico e migliorano la sensibilità all’insulina, aiutando a stabilizzare gli zuccheri nel sangue e ad evitare “l’abbiocco” pomeridiano.. Contengono oligosaccaridi che promuovono la crescita di batteri benefici nell'intestino. Sono cibi ricchissimi di sostanze fitochimiche che hanno proprietà anticancerogene, cardioprotettive e proteggono le cellule dai danni dell'ossidazione .Il loro consumo nella letteratura medica è sempre associato ad un minor rischio di malattie. In una recente analisi i fagioli rossi sono risultati i cibi in assoluto più ricchi di antiossidanti.

Basta una piccola porzione per sentirsi sazi, ma l'invito è a consumarne minimo una tazza al giorno (circa 200gr) che può essere aumentata liberamente. Potete scegliere tra ceci, piselli, l'enorme varietà di fagioli (Borlotti, cannellini, rossi, lamon, di spagna, corona, etc), piselli, fagioli di soia, consumarli sotto forma di zuppe, o all'insalata conditi ad esempio con spezie e succo di limone. Per un elenco più completo di legumi potete visitare questa pagina.

Funghi

I funghi costituiscono un ottimo sostituto naturale alla consistenza della carne, senza ricorrere a prodotti a base di tofu, seitan o muscolo di grano, molto costosi e quasi sempre conditi con sale e olio. Sono molto versatili e in cucina aggiungeranno un sapore particolare a molti cibi, ma si possono anche consumare semplicemente in un insalata di legumi conditi con succo di limone e spezie. I funghi inoltre contengono una varietà di potenti sostanze fitochimiche che aiutano a combattere l'insorgenza del cancro.

Frutta fresca

L'obiettivo minimo è di consumare almeno 4 frutti al giorno. In tutti gli studi epidemiologici il consumo di frutta si è rivelato il fattore principale nella prevenzione .di numerose forme di cancro, cardiopatia ischemica e infarto.
Si può consumare a merenda, a colazione, o anche nell'insalata ad esempio tagliando a pezzetti una mela e aggiungendo qualche spicchio d'arancia. Durante le 6 settimane vanno evitati tutti i succhi di frutta, a meno che non vengano utiizzati in piccole quantità per insaporire le insalate. Trasformare la frutta in succhi infatti ci porta a consumare più calorie senza la presenza di fibre che regolano il rilascio di zuccheri. (Ricordiamoci della formula H=N/C). La frutta in scatola andrebbe evitata e se necessario utilizzare quella non zuccherata. La frutta seccata (cioè la frutta fresca fatta seccare) va evitata per le 6 settimane.

Consumate una buona varietà di frutti, scegliendo tra mele, albicocche, banane, more, mirtilli, clementine, datteri, fichi, pompelmi, uva, kiwi, manghi, melone, nettarine, arance, papaya, pere, ananas, fragole, cachi, pesche, prugne, lamponi. Per un elenco più completo di frutta potete visitare questa pagina.

I cibi visti finora possono essere consumati liberamente, senza doversi preoccupare di eccedere. Le categorie che seguono richiedono invece più attenzione.

Verdure amidacee e cereali integrali

Queste due categorie di cibi possono costituire un problema per chi ha difficoltà a perdere peso, ad esempio i diabetici o coloro che vogliono perdere peso più rapidamente e hanno difficoltà (ad esempio a causa di un metabolismo lento) dovrebbero ridurre del tutto questi alimenti fino a che non si saranno avvicinati al loro peso ideale.
Infatti i cibi ricchi di carboidrati complessi, pur essendo un elemento importante per un'alimentazione ottimale in quanto aiutano a prevenire numerose malattie, sono più caloricamente densi dei vegetali freschi. Per il nostro obiettivo dunque le verdure amidacee cotte e i cereali integrali dovrebbero essere limitati ad una porzione al giorno.

Esempi di verdure amidacee includono le carote cotte, le patate dolci, le patate bianche, castagne, tuberi, rape, zucca.
I cereali includono grano orzo, farro, farina di grano saraceno, mais, miglio, avena, quinoa, riso integrale e riso selvatico.
Potete scegliere di utilizzare la porzione consentita alternando una tazza di fiocchi d'avena o di altri cereali per la vostra colazione ad una porzione di verdure amidacee a pranzo o a cena.

Tenere in ammollo i cereali integrali prima della cottura aumenta di molto i loro valori nutritivi, perchè alcune sostanze fitochimiche e vitamine vengono attivate nel momento in cui il seme inizia a germogliare. Un ammollo di 24 ore porta il cereale alla prima fase della germinazione ed è sufficiente.

Frutta secca e semi oleaginosi

Questa importante categoria di cibi contiene in media circa 150-200 calorie per 30 grammi (equivale a circa 10 noci sgusciate) che è la quantità massima da consumare ogni giorno perchè aggiunge importanti nutrienti come i preziosi grassi poliinsaturi, minerali e proteine. Le noci in particolare sono considerate un cibo perfetto per l'uomo da molti paleontologici, e un consumo regolare è stato associato ad una minore incidenza di malattia coronarica, ad un miglior controllo del profilo lipidico e a una minore mortalità.

Frutta secca e semi si possono utilizzare nelle insalate, nei frullati a base di frutta o per preparare delle creme spalmabili. Vanno sempre consumati crudi e non salati perché il processo di cottura altera la composizione dei grassi contenuti. Per variare al limite si possono tostare per pochi minuti in una padella antiaderente a fiamma minima, questo processo non altera troppo le loro proprietà nutrizionali e dà un gusto particolare. La frutta secca e i semi comprendono noci, mandorle, arachidi, anacardi, nocciole, pinoli, pistacchi, semi si sesamo, semi di girasole, semi di zucca e semi di lino.

I semi di lino vanno consumati regolarmente ogni giorno. Vanno macinati finemente e utilizzati al momento per non permettere ai grassi di irrancidirsi. Servono ad equilibrare il rapporto tra omega-3 (più rari in una plant-based diet) e omega-6 (molto abbondanti), in quanto ricchi di Acido Alpha-linolenico ALA, un omega-3 a catena corta che è il precursore degli acidi grassi omega-3 a catena lunga, EPA e DHA. Fuhrman consiglia un integratore di DHA a particolari categorie di persone che per differenze genetiche riguardanti l'attività enzimatica hanno difficoltà a convertire gli ALA in EPA e DHA.

Spezie, erbe e condimenti

Si possono utilizzare liberamente tutte le spezie, le erbe e salse come le mostarde, e il ketchup versione non zuccherata e con poche calorie. Va evitato il sale, i cibi sottosale, marinati o sott'olio. I sughi pronti contengono spesso olio e quindi è preferibile prepararlo a casa o acquistare le versione senza olio.
L'olio vegetale di ogni tipo va eliminato o fortemente limitato, in quanto contiene tante calorie (un cucchiaino sono circa 45 calorie) e pochi nutrienti. Nella classifica dei cibi in base alla densità di nutrienti per calorie è al penultimo posto con 1 punto su 100. I grassi, essenziali per la nostra vita, ma vanno consumati attraverso il cibo al suo stato naturale. Le olive, i semi di girasole, le noci, la soia, il mais vanno consumate intere, ed evitata la trasformazione in olio, anche se spremuto a freddo.

Cibi animali

I prodotti animali, dal pesce alla carne, dai formaggi alle uova, vanno totalmente eliminati nel piano delle 6 settimane. Sono cibi caloricamente densi e poveri di nutrienti, di sostanze fitochimiche e antiossidanti, privi di fibre e in molti studi associati direttamente con l'aumento del rischio per molte malattie, a partire dal diabete e dalle malattie cardiovascolari.

Conclusione

Terminato il periodo di 6 settimane, inutile dire che tornare alle precedenti abitudini alimentari scorrette (basate su un grande consumo di cibi animali, carboidrati raffinati come pasta e pane bianco e dolci, e povera di frutta, verdura, legumi e gli altri cibi vegetali che abbiamo elencato) annullerà tutti i risultati ottenuti. La seconda “fase” del piano prevede una semplice regola da seguire per tutta la vita: il 90% delle calorie quotidiane deve provenire dai cibi vegetali non raffinati che abbiamo visto precedentemente, mentre il restante 10% si può dedicare (ma non è obbligatorio) a cibi raffinati come pasta e pane bianco, dolci, oli, biscotti, e cibi animali. Questi ultimi vanno utilizzati principalmente come condimento, per insaporire eventuali cibi, e non devono costituire il pasto principale.
Il tutto si traduce in un consiglio che, con un po' di buonsenso, dovrebbe valere per tutti. Questi cibi vanno consumati al massimo una volta al giorno, e la precedenza va sempre data ai cibi salutari in grado di promuovere una vita sana, longeva e priva di tanti problemi facilmente evitabili.

Segnalo infine che è stato creato un forum di supporto, il primo e l'unico in italiano, che è dedicato a tutti coloro che vogliono provare a seguire questo piano dietetico. E' possibile chiedere chiarimenti sull'articolo direttamente al sottoscritto, discutere del piano alimentare, approfondire gli aspetti salutistici, ma soprattuto permettere di scambiarsi esperienze e creare un archivio di ricette che rispondono alle indicazioni di Fuhrman. Spero che possa essere d'aiuto a tutti coloro che sceglieranno di “mangiare per vivere”.

Indicazioni per l'acquisto del libro

Il testo è disponibile attualmente solo in lingua inglese. Il modo più sicuro e veloce di ordinarlo è tramite Amazon.com, il più grande negozio online del mondo. Per chiarimenti o aiuto rivolgersi al nostro forum.

Titolo completo: Eat to Live : The Revolutionary Formula for Fast and Sustained Weight Loss
Autore: Joel Fuhrman, MD
Prezzo: Disponibile anche nella versione economica (paperback).
9,72 dollari USA (al 28-7-06) Versione paperback
15,59 dollari USA (al 28-7-06) Versione Hardcover
Prezzo spese di spedizioni da Amazon: 8,98 $
Prezzo totale: 18,70 $ per la versione paperback ( circa 15€)


Rino Gaetano - Ma il cielo e sempre piu blu



Chi vive in baracca, chi suda il salario

chi ama l'amore e i sogni di gloria

chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria

Chi mangia una volta, chi tira al bersaglio

chi vuole l'aumento, chi gioca a Sanremo

chi porta gli occhiali, chi va sotto un treno

Chi ama la zia chi va a Porta Pia

chi trova scontato, chi come ha trovato

na na na na na na na na na

Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,

ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh...

Chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo

chi gioca coi fili chi ha fatto l'indiano

chi fa il contadino, chi spazza i cortili

chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia

na na na na na na na na na

Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,

ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh...

Chi è assunto alla Zecca, chi ha fatto cilecca

chi ha crisi interiori, chi scava nei cuori

chi legge la mano, chi regna sovrano

chi suda, chi lotta, chi mangia una volta

chi gli manca la casa, chi vive da solo

chi prende assai poco, chi gioca col fuoco

chi vive in Calabria, chi vive d'amore

chi ha fatto la guerra, chi prende i sessanta

chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro

na na na na na na na na na

Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,

ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,

ma il cielo è sempre più blu

Chi è assicurato, chi è stato multato

chi possiede ed è avuto, chi va in farmacia

chi è morto di invidia o di gelosia

chi ha torto o ragione,chi è Napoleone

chi grida "al ladro!", chi ha l'antifurto

chi ha fatto un bel quadro, chi scrive sui muri

chi reagisce d'istinto, chi ha perso, chi ha vinto

chi mangia una volta,chi vuole l'aumento

chi cambia la barca felice e contento

chi come ha trovato,chi tutto sommato

chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo

chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo

chi è stato multato, chi odia i terroni

chi canta Prévert, chi copia Baglioni

chi fa il contadino, chi ha fatto la spia

chi è morto d'invidia o di gelosia

chi legge la mano, chi vende amuleti

chi scrive poesie, chi tira le reti

chi mangia patate, chi beve un bicchiere

chi solo ogni tanto, chi tutte le sere

na na na na na na na na na

Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,

ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh...

Cartile mele

Banu Radulescu - In iarba cu fata la soare

Tecnica della terra battuta




Scritto da Giancarlo Chinello
Ci sono varie tecniche per costruire con la terra cruda: una di queste è la cosiddetta "Pisè" o "Terra battuta" che rappresenta la tecnica più assomigliante alle attività di un cantiere edile tradizionale.Descrizione
rauch La terra battuta o pisé é una tecnica che consente di realizzare murature continue portanti compattando, strato dopo strato, terra umida versata tra assi parallele che fungono da casseri, alla stessa maniera con cui si realizzano le fondazioni, i cordoli o le travi portanti in cemento armato.
Le costruzioni in pisé sono attualmente realizzate - sia in aree in via di sviluppo, sia in paesi industrializzati - con una varietà di procedimenti che, in base alle risorse operative disponibili, vanno dal lavoro completamente manuale alla totale meccanizzazione delle lavorazioni.

Il pisè è una tecnica molto antica di cui esistono testimonianze - realizzate con principi costruttivi pressoché identici - praticamente in tutto il mondo.
La diffusione geografica e la fortuna nel tempo del pisé - che ne dimostrano l'attualità e la versatilità - sono riconducibili ad almeno tre fattori.

In primo luogo la facilità di trovare un tipo di terreno adatto alla realizzazione del pisé; in secondo luogo la minore quantità di acqua, rispetto ad altre tecniche costruttive in terra necessaria per la sua preparazione; infine la scarsa dipendenza dalla disponibilità di legname.
Il pisé si è presumibilmente sviluppato in Medioriente e si è successivamente diffuso nel Magreb dalla Spagna in Francia a seguito dell'espansione islamica e delle sue esigenze di rapida fortificazione dei territori conquistati
Alla diffusione spontanea della tecnica si sono accompagnate, in epoca moderna alcune iniziative di carattere trattatistico e manualistico che hanno formalizzato le procedure esecutive legate a pratiche artigianali e hanno contribuito a rendere trasferibili le esperienze locali, a far conoscere le potenzialità e a mantenere attuali le costruzioni in pisé.

Il pisè sta conoscendo un'importante sviluppo in America e Australia dove sono state sperimentate delle tecnologie che ne velocizzano molto la messa in opera.
In Francia, grazie al continuo lavoro di varie associazioni, nel campo del restauro e della salvaguardia del patrimonio locale costruito in terra queste associazioni hanno organizzato un servizio di informazione, documentazione nonché consulenze per la realizzazione di tali manufatti.
rauch1 In Italia le costruzioni in pisè sono numerose in Piemonte nelle zone di Tortona, Alessandria e Novi Ligure, in gran parte abitate.
In Austria, in particolare, l'arch. M. Rauch utilizza una tecnica meccanizzata che velocizza la messa in opera ed esegue delle gettate di terra dai diversi colori; in seguito trattamenti manuali mettono in risalto la colorazione e la texture della parete, lasciata a vista anche in esterni. Il pisè è molto indicato in zone calde o con escursioni termiche molto elevate tra il giorno e la notte. Nelle zone fredde, con un buon isolamento applicato esternamente, la tecnica del pisè permette di accumulare il calore prodotto generato da stufe durante il giorno, mantenendo una temperatura costante durante l'arco della giornata.

Costi
I costi di un'edificio in pisè dipendono:


  • dal costo del materiale .


L'incidenza di questo fattore sul bilancio complessivo dei costi è minima, in quanto la terra è facilmente reperibile e non richiede processi di trattamento particolarmente costosi. Qualora non si reperisca direttamente nel sito di realizzazione, è possibile rifornirsi di materiale presso gli scavi di altri cantieri (in questo caso si considera solo il costo del trasporto) o presso fornaci e cave, controllando l'origine del terreno. Il costo del materiale dipende tuttavia molto dalla strategia adottata per la sua selezione si può utilizzare terra adatta senza necessità di ulteriori trattamenti perché proveniente da luoghi di estrazione tradizionalmente utilizzati per manufatti in pisé o perché verificata attraverso prove di laboratorio; si può ricorrere a terre miste che tuttavia possono necessitare di complessi processi di selezione, setacciatura e prova fino a ottenere la miscela adeguata; si possono infine utilizzare terre premiscelate pronte all'uso, ancora tuttavia molto costose;


  • dai costi dello manodopera,


che rappresentano la percentuale di costo più consistente quando la terra disponibile non è trattata e di conseguenza il processo di trasformazione del materiale avviene direttamente in cantiere. È possibile ridurre i costi di costruzione velocizzando la messa in opera (razionalizzazione dei sistemi di casseratura e delle attività in cantiere, meccanizzazione attraverso l'utilizzo di compressori pneumatici, elevatori per lo scarto della terra) o realizzando l'edificio in autocostruzione. Un ulteriore consistente contributo alla riduzione dei costi deriva da una concezione del progetto attenta agli aspetti realizzativi (modularità degli elementi, collocazione e dimensionamento delle aperture, logistica del cantiere);


  • dai costi delle attrezzature di cantiere


che possono essere di proprietà dell'impresa da realizzazione (in questo caso vanno considerati i costi di ammortamento) o affittati (in questo caso si dovrà valutare la velocità di realizzazione);


  • dai costi di trasporto della terra dal luogo di estrazione a quello del cantiere.


Tempi
rauch3 I tempi di realizzazione dipendono dalle condizioni di lavoro considerando che i fattori che più significativamente incidono sono:


  • l'altezza alla quale si opera.


Operazioni quali il montaggio e smontaggio dei casseri, di riversarnento e la distribuzione della terra nei casseri, il sollevamento e fissaggio delle forme per le aperture comportano un tempo superiore man mano che si procede in altezza. L'utilizzo di elevatori o la prefabbricazione dei blocchi a pie d'opera riducono consistentemente i tempi di realizzazione, rendendoli omogenei rispetto a tutte le altezze.


  • la stagione, il clima e microclima locale.


Non é possibile procedere in altezza operando su una muratura priva dei casseri, se questa non ha raggiunto - attraverso l'essicamento - la resistenza necessaria a sopportare i carichi e le vibrazioni determinati dalla compattazione dello strato sovrastante. La rapidità di esecuzione è quindi condizionata dal periodo di messa in opera e da fattori climatici locali quali il tasso da umidità dell'aria, la quantità delle precipitazioni, i venti dominanti, l'ombreggiamento, l'orientamento. Un ulteriore fattore condizionante è la sequenza di realizzazione: è opportuno procedere nell'esecuzione dal nucleo interno dell'organismo edilizio verso l'esterno per evitarsi il ristagno d'aria.

Alcuni studi in Svizzera riportano per una muratura di 50 cm di spessore realizzata in estate un tempo di essiccamento tra le 4 e 8 settimane.
Complessivamente per la realizzazione di 1 mc di pisè si considerano circa 6 ore/ uomo operando secondo procedure meccanizzate evolute; 10 ore/uomo per procedure di carattere artigianale.

rauch4 I muri in pisè hanno spesso problemi di aderenza con i prodotti di finitura presenti sul mercato.
E' importante utilizzare intonaci e pittura che lascino "respirare" il muro; per l'interno sono ottimi gli intonaci in terra, ma è possibile lasciare anche il pisè a vista trattandolo eventualmente con olio di lino per evitare che si stacchino polveri.
All'esterno è consigliabile usare intonaci di calce aerea o di terra e sabbia (fissati con etilsiliconato) e pitture traspiranti come il grassello di calce con caseina e/o olio di lino, o farina e olio di lino.

Queste considerazioni sulla tecnica del pisè si basano su dati desunti dalla lettura del libro " Costruire con la terra" ed Sistemi Editoriali

Sursa

Castel del Monte e i suoi segreti




Castel del Monte, nel rispetto di una tradizione esoterica, è un concentrato di sìmboli cosmici e quindi di implicazioni astronomiche, geografiche, matematiche e geometriche:

  • Tutti gli spazi conclusi del castello (cortile, sale, circonferenza circoscritta al manufatto, recinzione esterna ottagonale, vasca del cortile) sono scanditi dal Sole, mediante ombre reali e teoriche, all’ingresso dell’astro nei segni zodiacali.

  • Un giuoco di diagonali condotte nel cortile schiude un angolo di 47 gradi pari a quello del cono della precessione degli equinozi e quindi doppio dell’angolo d’inclinazione dell’asse terrestre rispetto all’asse dell’eclittica. Chiara allegoria della Terra perché è questa inclinazione dei suo asse a determinare l’avvicendarsi delle stagioni e i conseguenti ritmi della vita animale e vegetale.

  • La latitudine su cui sorge il castello ed il valore della culminazione del Sole all’equinozio sono racchiuse nel triangolo formato dall’altezza della parete Sud del cortile, dalla larghezza del cortile stesso e dall’ipotenusa ideale che congiunge questi due elementi.

  • Soltanto a tale latitudine i punti dell’orizzonte in cui sorge e tramonti il Sole alle date dei solstizi, congiunti idealmente tra loro, tracciano un rettangolo in rapporto aureo del quale Castel del Monte si colloca al centro.

  • E soltanto a quella latitudine l’ombra di un bastone piantato verticalmente, rilevata un’ora prima e un’ora dopo mezzodì nel giorni degli equinozi, spazza un angolo di 45 gradi che, aperto al centro di una circonferenza, sottende una corda che è lato dell’ottagono. E Castel del Monte è un ottagono.

  • Inoltre significativa è la presenza massiccia nel monumento della divina proporzione o rapporto aureo col relativo numero d’oro che ritroviamo, già prima di entrare, nel timpano del portale (un triangolo isoscele in cui i lati sono sezione aurea della base), nonché negli archi ciechi che affacciano dal piano superiore nel cortile, nelle sale trapezoidali dove il lato minore è sezione aurea di quello maggiore, ecc.




Tutte queste correlazioni col Cielo e con la Terra, nonché l’impiego del numero d’oro e della divina proporzione erano sempre presenti nei monumenti antichi che dovevano assolvere una funzione sacra o comunque misterica e Castel del Monte, che probabilmente doveva simboleggiare la fusione delle tre religioni monoteiste (cristiana, ebraica e musulmana) fondeva già nella stia struttura le leggi dell’universo: astronomia, matematica e geometria. Obbedendo perciò il castello ai rapporti dettati dal Sole e dalla matematica non poteva tener conto di un modulo di misura che fosse applicato in tutte le sue parti perché la progettazione non era a discrezione di un architetto, ma era soltanto sviluppo armonico di premesse geometriche.



Tuttavia un modulo di misura iniziale c’è, anche se cede subito il passo al dettati geometrici che fanno sbocciare il castello letteralmente come un fiore, e vedremo che è anche il modulo più proprio, il più coerente, il più nobile e, diciamolo pure, il più sacro. Osserviamo innanzi tutto come nasce il castello da questa elaborazione geometrica che, peraltro, coesiste con le cadenze astronomiche confermandoci che gli antichi costruttori conoscevano segreti che consentivano loro, nell’edificazione di monumenti di particolare significato, di armonizzare le leggi della matematica e della geometria con quelle naturali dell’astronomia e della geografia.



Cdmonte16.jpg (24249 byte)Tracciamo quattro rettangoli in rapporto aureo, cioè che abbiano il lato maggiore e quello minore nel rapporto di l,618 (come dire che se dividiamo il lato più lungo per 1,618 otteniamo quello più corto) e disponiamoli in croce in modo da ottenere una croce greca ed una croce di S. Andrea sovrapposte tra loro. Ma immaginiamo di essere noi i costruttori del castello, i protomagistri del medio evo, e di trovarci sul cantiere dei lavori dove ora sorge Castel del Monte e di disporre del pianoro su cui lavorare. Disegniamo quindi sul terreno i quattro rettangoli detti prima dando loro delle misure e precisamente m 22 per i lati corti e m 35,60 per quelli lunghi (il perché di queste misure lo scopriremo alla fine).







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I quattro rettangoli in rapporto aureo, disposti come nella figura sopra, tracciano due ottagoni, uno interno e uno esterno (in grassetto). Essi determinano la posizione delle pareti interne ed esterne delle sale. I triangoli isosceli che sporgono fuori dell’ottagono maggiore determinano con la loro altezza lo spessore delle cortine del castello e con la lunghezza dei cateti la misura dei lati delle torri ottagone. Infine una serie di rette condotte dal centro della figura e passanti per i punti di contatto dei triangoli accoppiati determinano la forma trapezoidale delle sale.
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Rilievo di base del castello. Gli spigoli dei rettangoli in rapporto aureo coincidono con l’innesto delle cortine alle torri complete di zoccoli.
Noteremo subito che al centro si disegna un ottagono ed un secondo ottagono si traccia alla periferia. Questi due ottagoni saranno le pareti delle sale del castello. Ma non basta perché i triangoli isosceli, nel disegno evidenziati in nero, con le loro altezze determineranno lo spessore delle cortine, ossia dei muri esterni del castello e con la lunghezza dei cateti quella che deve essere la lunghezza del lato di ogni torre misurata alla base e cioè con gli zoccoli. E le torri dovranno necessariamente essere ottagonali perché l’impone l’angolo di 135° che si apre tra le coppie dei triangoli. Non è finita perché se dal centro della composizione conduciamo delle rette che passino per i punti in cui le coppie dei triangoli si congiungono, otteniamo il disegno trapezoidale delle sale.

Appare chiaro che abbiamo fatto della geometria e che questa elaborazione possiamo realizzarla più grande o più piccola a seconda che più grandi o più piccoli siano i rettangoli in rapporto aureo che usiamo all’origine. Ma per ottenere Castel del Monte nelle dimensioni in cui lo vediamo ora abbiamo dovuto tracciare dei rettangoli con un lato di 22 m e l’altro di 35,60.



E siamo giunti alla soluzione del giallo. Quei 22 metri del lato minore del rettangolo che rappresenta la sezione aurea del lato maggiore e quindi l’essenza della divina proporzione tanto onorata dagli antichi, altro non sono che 40 cubiti sacri di cm 55 ciascuno, ossia la misura usata da Salomone per l’edificazione del Tempio di Gerusalemme.



Due perciò sono le cose che si impongono alla nostra riflessione: la prima è che il castello nel suo sviluppo geometrico non può tener conto di singole misure prestabilite per le singole parti, ma deve seguire un tracciato obbligato. La seconda è che dovendo dare necessariamente un valore alla matrice di partenza, nel nostro caso il lato minore dei rettangolo in rapporto aureo, si è scelto il cubito sacro di Salomone con tutte quelle significazioni esoteriche che ne discendono e son fin troppo ovvie per soffermarcisi. Ma perché quaranta?



Il numero 40 è particolarmente simbolico nel Vecchio e nel Nuovo Testamento e sta a significare l’aspettativa e la penitenza. Quaranta giorni durarono le piogge del diluvio Universale. Dopo che le piogge terminarono e le acque cominciarono a decrescere e l’arca si arrestò sul monte Ararat, Noè attese quaranta giorni prima di mandare fuori il corvo. Quaranta giorni trascorse Mosè sul monte Sinai quaranta giorni durò il digiuno d’Elia. Anche il digiuno di Gesù durò quaranta giorni e quaranta giorni di preavviso dette Giona alla città di Ninive prima della sua distruzione, peraltro scongiurata perché i niniviti trasformarono i quaranta giorni in digiuno e penitenza. Quaranta sono i giorni della quaresima e quaranta i giorni che trascorrono dalla Resurrezione all’Ascensione di Gesù. Anche Pitagora digiuno quaranta giorni, prima di morire nel tempio delle Muse a Metaponto, secondo una delle tante versioni della sua morte. Infine quaranta furono gli anni trascorsi nel deserto dagli Ebrei.



Appare chiaro che questo numero si lega all’attesa, alla penitenza, alla purificazione in vista di una conquista, del raggiungimento di una meta che esige delle prove e non si concede gratuitamente. Stando così le cose nel numero quaranta potrebbe anche essere racchiusa la risposta sulla funzione segreta di Castel del Monte tanto idoneo - così isolato - alla meditazione collettiva con tutte le sue sale circondate da sedili in pietra, senza cucine, forni, dispense, cantine, senza alcuna vera comodità all’infuori dei servizi igienici.



Se Castel del Monte era veramente destinato ad ospitare, come un grande pensatoio, i cavalieri della spiritualità, soli demiurghi tra l’immanente e il trascendente, il numero quaranta (la purificazione) era il solo numero deputato al tracciamento dei solco dal quale avrebbe preso corpo un altro numero, ripetuto e riecheggiato nell’architettura dei castello, il numero otto, l’infinito. Quando divenne impossibile continuare a sostenere per Castel del Monte la funzione militare, si ripiegò sul castello di caccia perché Federico II amava la caccia e per tale uso aveva già costruito altre dimore. Ma a parte la discutibile agibilità del manufatto per i motivi pratici che sono stati già molte volte ripetuti, riesce inspiegabile per una residenza di caccia tanta astronomia, tanta geometria, tanta matematica e tanto simbolismo cosmico.



Ora si aggiunge anche l’utilità di misura lineare adottata, il cubito sacro, che a sua volta ci risospinge verso quelle costruzioni a carattere iniziatico ed esoterico che si inserivano naturalmente nel tipo di cultura dell’epoca, nel fermenti filosofici e religiosi del momento. Inoltre era il tempo del grande Fibonacci, il matematico italiano, Il Leonardo da Pisa che aveva introdotto in Occidente i numeri indoarabi e discuteva con Federico Il e gli scienziati della sua corte dei più astrusi problemi matematici. In questo quadro, arricchito dalla prepotente presenza araba nel campo delle scienze, ed alla luce delle meravigliose testimonianze tangibili che Castel del Monte ci offre, questo monumento già tanto ammirato, esige che oltre essere ammirato sia capito nella sua essenza e riproposto nel suo giusto valore e noi pugliesi che lo vantiamo nel nostro territorio abbiamo il dovere di presentarlo nel suo vero, profondo significato di libro di pietra che racchiude in sé le più raffinate conoscenze scientifiche del 13° secolo.

Fonte

Castel del Monte tempio iniziatico